Nuovo anno, nuovo inizio
Ogni anno molti bambini, insieme alle loro famiglie, vivono per la prima volta l’avventura del nido o dei servizi educativi per l’infanzia.
Ambientamenti, routine, nuove conoscenze con le educatrici, spazi condivisi, tempi di attesa e di scoperta: queste sono alcune delle parole che, per chi come me vive in prima persona il fermento dell’inizio di un nuovo anno educativo, si sentono echeggiare nei primi mesi tra le mura dei servizi.
Il periodo di ambientamento rappresenta un vero e proprio nuovo inizio e un importante cambiamento nella vita del bambino. Ma questa novità non riguarda solo lui: tutto il nucleo familiare è coinvolto, e ogni famiglia è chiamata a vivere questo momento alla ricerca di un nuovo equilibrio, tra emozioni contrastanti e scoperte quotidiane.
Cosa fa un Pedagogista nei Servizi 0-6?
Essere un pedagogista nei servizi 0-6, soprattutto in questa fase dell’anno, significa mettersi in ascolto e creare occasioni di incontro per l’accoglienza di bambini e famiglie. Significa anche supportare l’equipe educativa, sottolineando l’importanza di lavorare fin da subito in un’ottica di collaborazione e corresponsabilità con le famiglie, per costruire un legame di fiducia duraturo.
La famiglia è il luogo principale dell’educazione, l’ambiente primario di crescita e sviluppo del bambino. Per questo i servizi educativi devono considerare il coinvolgimento delle famiglie come un elemento imprescindibile a favore del processo di crescita di ogni bambino accolto.
A questo proposito, anche la Comunità Europea sottolinea l’importanza del coinvolgimento delle famiglie nei servizi educativi:
“La famiglia è l’ambiente primario di crescita e sviluppo del bambino, e i genitori e i tutori sono responsabili del benessere, della salute e dello sviluppo del bambino. I servizi di educazione e cura della prima infanzia rappresentano un’opportunità ideale per creare un approccio integrato, in quanto danno luogo a un contatto in prima persona con i genitori. Affinché il loro coinvolgimento diventi realtà, i servizi di educazione e cura della prima infanzia devono essere concepiti in partenariato con le famiglie ed essere basati sulla fiducia e sul rispetto reciproco.”
Il ruolo delconsulente pedagogico dei servizi 0-6 è quindi quello di mediare, facilitare e accompagnare sia l’equipe educativa sia le famiglie, promuovendo coerenza educativa, comunicazione efficace e attenzione al benessere del bambino.Ogni nuovo inizio, ogni nuovo anno, in collaborazione con il team educativo dei servizi 0-6 con i quali collaboro si decide di organizzare una giornata di accoglienza dedicata ai genitori, un momento di incontro e confronto su tematiche che riguardano questo nuovo inizio, come si sentono, quali emozioni stanno provando e come lo si sta affrontando.
Uno spazio di cura e di relazione che permette ai genitori di non sentirsi soli anche grazie al confronto con altre famiglie e di conoscenza del servizio e degli operatori uno spazio di ascolto per costruire legami generativi.
In questo spazio non è solo la Pedagogista che conduce e accoglie il gruppo dei genitori ma l’intero team educativo si mette in ascolto dei singoli bisogni e della collettività che incontra così da generare un’opportunità di scambio, un punto di partenza che genera una nuova comunità educativa.
In quanto consulente Pedagogico dei servizi 0-6 ritengo questo sia un momento prezioso per ogni mamma e papà che inizia a conoscere la nuova realtà a cui affiderà il proprio figlio, ogni genitore deve imparare a fidarsi, lasciarsi guidare e confrontarsi quotidianamente con le figure educative che ci lavorando così che questa diventi la routine condivisa che caratterizzerà tutto il percorso insieme.
Ma affinché questo sia possibile è necessario dar vita a degli spazi che permettendo di confrontarsi, incontrarsi, scambiarsi vissuti e racconti.
Essere comunità educante significa condividere valori, obiettivi, strategie e responsabilità e questo spazio risulta essere un buon punto di partenza.
Quest’anno, per alcuni dei Servizi educativi che seguo ho deciso di lasciarmi ispirare da un bellissimo albo illustrato “Io Gomitolo tu Filo” di Alberto Pellai, una storia che racconta le emozioni che si celano dietro il veder crescere il proprio bambino, un libro che ci fornisce degli spunti utili per parlare di distacco e autonomia dei bambini.
Così, questo libro ci ha permesso di creare legami come fili che ci uniscono, non solo tra bambini, ma anche tra adulti. Ha offerto uno spazio per condividere come ci sentiamo in questo nuovo inizio, dove siamo oggi e dove vorremmo arrivare alla fine di questo anno educativo.
Essere la “matassa di partenza” significa poter lasciare andare un pezzo di filo che non è solo nel mondo, ma che, nella trama della vita del nido, ci unisce ad altri fili. In questo modo, fili e matasse diventano parti di una rete solida, capace di sostenere le sfide e le meravigliose fatiche che fanno parte della crescita.
I vissuti e i racconti dei genitori ogni anno mostrano come questo momento di accoglienza sia il punto di partenza per costruire una corresponsabilità educativa. La sinergia tra famiglia e servizio e la costruzione di una relazione basata sulla fiducia reciproca sono elementi fondamentali per un’agire educativo coerente, in favore di un percorso di crescita e scoperta del bambino.
Come ci ricorda Amadini:
“È il modo in cui viene intesa la vita insieme che aiuta i bambini a fare esperienza di autonomia e responsabilità e a impegnarsi nella relazione con gli altri. È il modo in cui viene intesa la vita insieme che permette ai bambini di sviluppare la vita relazionale. È nel modo in cui noi adulti intendiamo lo stare con altri adulti che trasmettiamo al bambino una matrice relazionale. Il confronto rispettoso tra adulti aiuta a creare una cultura condivisa dell’infanzia.”




